Per le imprese la chiave è fare sistema: “La crescita o è sostenibile o non è”

All’evento Finanza e Patto di Milano l’importanza di investire su formazione e alleanze con i territori per realizzare la transizione. Sala: per le città opportunità enormi. Il ministro Urso: avanti su rinnovabili e idrogeno verde.  

Gli obiettivi da raggiungere appaiono definiti, ma solo con una visione di lungo periodo la transizione sarà un successo. Gli approcci delle aziende e del sistema bancario e assicurativo sono stati al centro dell’evento “Le imprese alla sfida della transizione sostenibile: le alleanze per il cambiamento”, organizzato martedì 16 maggio a Palazzo Reale di Milano dai Gruppi di lavoro ASviS “Finanza per lo sviluppo sostenibile” e “Patto di Milano”, con il sostegno dei tutor della tappa milanese del Festival dello Sviluppo Sostenibile Confimprese e Fondazione Cariplo.

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Le città hanno un’opportunità e una responsabilità enorme” sullo sviluppo sostenibile, ha dichiarato il sindaco di Milano Giuseppe Sala, aggiungendo che “il Pnrr offre una grande opportunità, le città possono dimostrare che i cambiamenti avvengono con tempi e modalità giuste e senza il timore del coinvolgimento del mondo privato, anzi auspicandolo”. Secondo Sala, “la gente vuole vivere in città, al contrario di quanto sostenevano alcune previsioni, ma le vuole diverse, siamo a un ‘turn around’ che non può ammettere errori, basta con i piagnistei e andiamo dritti verso le logiche di trasformazione”. Il primo cittadino ha concluso invitando ad “avere fiducia nelle città, il rapporto diretto con i cittadini ci obbliga a fare le cose, se io rinuncio anche a dieci milioni di euro della somma che il Pnrr ha previsto per Milano, la gente ‘mi tira giù la pelle’, c'è un controllo sociale dei cittadini quindi le cose le devi fare”.

Secondo Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’ASviS, questo per le imprese è il momento di passare dalle parole ai fatti: “Il sistema economico deve fare il salto oppure le persone crederanno che sia tutta una questione di greenwashing o di socialwashing. È una transizione difficile e costosa che cambia anche la mentalità”, ha sottolineato, e “l'Europa si è posta alla frontiera con le nuove regole per la rendicontazione di sostenibilità”. “Siamo chiamati a uno straordinario impegno di serietà”, ha aggiunto Giovannini, prima di soffermarsi sul nuovo Codice degli appalti, “che impone la relazione di sostenibilità” ed è una sfida per le imprese, anche quelle di piccole dimensioni, che devono mostrarsi in grado di “rispettare gli impegni di sostenibilità, non solo ambientale ma anche sociale. È una rivoluzione per il nostro sistema, ma dove si troveranno i finanziamenti per tutto questo? Se qui c'è un rischio è quello di chiudere i finanziamenti per le imprese che operano in settori particolarmente indietro che però hanno voglia di fare”. Giovannini ha infine concluso affermando che “il 2024 sarà un momento cruciale con le elezioni europee e quelle americane, la partita (per la sostenibilità, ndr) va vinta”.

Per Donatella Sciuto, rettrice del Politecnico di Milano, “la transizione sostenibile non può prescindere da alleanze tra università, imprese e territorio, alleanze con le istituzioni, che devono rompere i confini disciplinari e quelli geografici. È in questo contesto che opera il Politecnico”. In un quadro globale, ha osservato, caratterizzato dal progressivo distacco del sistema finanziario dall'economia, “l’università deve tornare ad essere un punto di riferimento e svolgere un ruolo etico di maggiore responsabilità”.

Remo Lucchi, presidente advisory board di Eumetra, si è interrogato sul senso dell'Agenda 2030: “I concetti che sono rimasti nella testa degli italiani sono tre: il primo è l'obiettivo di vivere bene, poi ci sono i metodi per raggiungere l'obiettivo, ossia vivere bene nel contesto ambientale rispettandolo, e vivere bene con gli altri aiutando chi ha necessità. Poi si è focalizzato sulle imprese, che “hanno una grande responsabilità, quella di occuparsi dei lavoratori nel grande ambito del well-being, cioè trattare bene la gente, investire sulla loro formazione professionale. Questa competenza ritornerà poi a vantaggio dell'impresa”.

Il primo panel della giornata, dal titolo “Finanziare la giusta transizione”, si è aperto con l’intervento di Pier Carlo Padoan, presidente di Unicredit: “Abbiamo vissuto un’incredibile serie di crisi globali, diverse tra loro ma collegate. Occorre affrontarle costruendo assieme una strategia di politica economica”. Secondo l’ex ministro dell’Economia, “le imprese non hanno solo l’obiettivo di fare profitto, ma anche quello di creare valore qualitativo. Questo oggi avviene attraverso codici che tengono conto esattamente delle priorità ambientali, sociali e di governance, i cosiddetti criteri Esg”.

E anche le banche hanno un nuovo ruolo, perché “intermediano risorse, forniscono consulenza, ma soprattutto sono collettori di risorse verso obiettivi che qualcuno chiamerebbe non economici”. Fabio Cerchiai, presidente di FeBAF, ha sottolineato il ruolo dell’industria finanziaria per il futuro del Paese: “Bisogna operare con una visione a medio e lungo termine, le emergenze ci sono e vanno affrontate, ma è fondamentale guardare avanti. Se non riusciamo a fare sistema, non andiamo da nessuna parte”. Giovanna Melandri, presidente di Human foundation, ha parlato di impact economy: “Abbiamo bisogno di un’alleanza di sistema, la buona notizia è che l’Europa ha immaginato un sistema di compliance molto concreto per la finanza. A che punto siamo? Nel 2010-2011 la finanza Esg e ad impatto rappresentava poche centinaia di miliardi, una goccia nell’oceano. Oggi su scala mondiale siamo a circa tre trilioni di investimenti. Sono tutti generativi di valore sociale? Certamente no”.

Invitalia si pone come un alleato delle imprese. Il nostro obiettivo è di essere vicini alle imprese, in collaborazione con loro”, ha detto l’amministratore delegato di InvitaliaBernardo Mattarella, intervenendo all’evento. “Noi siamo un pezzo della Governance, facciamo parte della G nel terzetto degli Esg. Così come la crescita o è sostenibile o non è, anche lo sviluppo dell’economia o è sostenibile o non è”. A seguire Paolo Gencarelli, responsabile immobiliare di Poste italiane, ha raccontato il progetto Polis, che ha un duplice obiettivo: semplificare la vita dei cittadini nei centri più piccoli e meno raggiungibili e realizzare la più ampia rete nazionale di spazi per il co-working: “Abbiamo già trasformato 200 uffici postali, dobbiamo arrivare a 7mila, è un impegno ciclopico ma il percorso è tracciato”. Giovanni Siciliano, chief regulation and economic studies officer del Gruppo Unipol, ha illustrato gli impegni del gruppo per il clima e lo sviluppo sostenibile, tra cui l’obiettivo di arrivare a portafogli di investimento a zero emissioni nette di gas a effetto serra entro il 2050: “La finanza è centrale nell’accompagnare la transizione e lo è ancora di più per una scelta politica del legislatore comunitario”.

Esperienze e competenze degli stakeholder hanno caratterizzato il secondo panel “Gestire la transizione nelle filiere e nei territori”, aperto da Carlotta Ventura, chief communication, sustainability and regional affairs officer di A2A: “Abbiamo lavorato per un nuovo posizionamento dell'azienda come life company: ci occupiamo di fattori fondamentali per la vita delle persone, energia, qualità dell'aria, acqua. In questo contesto è partito un roadshow con tappe sui territori”. Barbara Cimmino, consigliere delegato di Confimprese, ha parlato del Manifesto per la sostenibilità nel retail costruito con l’ASviS, che raccoglie “la voce degli associati ma anche quella dei clienti, per noi estremamente importante, attraverso un tool sviluppato con Cerved”.

Elena Jachia, direttrice area Ambiente di Fondazione Cariplo, ha esposto invece il progetto “Economia di comunità”, per rilanciare l'occupazione green dei territori e rafforzare le reti territoriali, e ha infine annunciato una nuova iniziativa con le imprese a tutela del capitale naturale.

Giorgio Busnelli, director Consumer goods di Amazon Europa, ha raccontato l'impegno per la sostenibilità che l'azienda ha assunto cofondando il Climate pledge, soffermandosi poi sulla strategia per la decarbonizzazione: “La prima leva è quella di approvvigionarsi al 100% da energie rinnovabili entro il 2025, siamo già oltre l’80%. Poi c’è la realizzazione di impianti di eolico e solare, ne abbiamo più di 400 del mondo e oltre 20 in Italia. Infine i trasporti: intendiamo passare ai veicoli elettrici sull’intera rete e in particolare sull'ultimo miglio”.

Antonio Frezza, Chief marketing & sales Pmi di Sace, ha spiegato che “in questo percorso che le imprese stanno abbracciando per costruire resilienza e restare competitive, noi del Gruppo Sace siamo al loro fianco con la nostra ampia offerta di strumenti assicurativo-finanziari.

Per la transizione occorre passare da un approccio egocentrico a uno ecocentrico”. È stata poi la volta di Stefania Lallai, vicepresidente Sustainability Msc Cargo Division: “La sfida per il settore marittimo si gioca sul rinnovamento della flotta per utilizzare carburanti di nuova generazione: metanolo, ammoniaca, gas liquefatto naturale. Le nuove navi che entreranno in flotta nel 2026 saranno pronte per accogliere questi nuovi carburanti”.

Pier Francesco Ragni, direttore studi e strategie di Autostrade per l’Italia, ha ricordato che “i trasporti rappresentano il terzo settore a livello globale per impatto ambientale. L’intermodalità è fondamentale, dobbiamo connettere la gomma e il ferro. Ci sono poi delle cose che si possono fare, la più semplice sono i comportamenti virtuosi come il car sharing e il car pooling”. ​​ Franco Amelio, amministratore delegato di Deloitte climate & sustainability, ha detto che il ruolo della società di consulenza è accompagnare le aziende “in una trasformazione unica ed epocale. Bisogna agire su tre leve - politica, tecnologia, finanza: se allineate, potrebbero portare a un saldo netto di nuovi posti di lavoro molto rilevante”. Priscilla Robledo, portavoce della campagna Impresa 2030 “Diamoci una regolata”, ha raccontato l’iniziativa che riunisce le principali ong che si occupano di sviluppo internazionale e tutela di diritti delle comunità, per chiedere una direttiva comunitaria che imponga alle aziende di monitorare gli impatti avversi delle proprie attività.

In un videomessaggio trasmesso durante l’evento, il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso ha sottolineato che l’Agenda 2030 dell’Onu è un faro per tutti i governi: “L’impegno del mondo produttivo su questo tema è forte. L’Istat stima che il 59,5% delle imprese manifatturiere nel 2022 abbia intrapreso percorsi orientati alla sostenibilità. Le grandi imprese sono le più attive, le piccole faticano in misura maggiore. Certo si può e deve fare di più”. Urso ha ricordato che “nel percorso di transizione verso una produzione sostenibile e verso processi sempre più decarbonizzati il principio a cui fare riferimento è quello della neutralità tecnologica”, ossia non fare riferimento a una sola tecnologia. “Il governo appena si è insediato si è adoperato da subito per ridurre la dipendenza dalle forniture russe”, ha proseguito il ministro, “e dal prossimo anno potremo cominciare a esportare in maniera più significativa anche il gas nell’Europa Centrale: in questo modo possiamo consentire una transizione che poi ci porterà ad accelerare sullo sviluppo delle fonti rinnovabili e dell’idrogeno verde anche attraverso la semplificazione degli iter autorizzativi degli impianti”. “Oggi il Made in Italy”, ha concluso, “deve essere bello, buono, ben fatto, ma anche sostenibile”.

Le conclusioni dell’evento, moderato da Michela Coricelli, giornalista del Tgr Rai Lombardia, sono state affidate a Enrico Giovannini, che ha sottolineato quattro istanze che emergono dal mondo delle imprese: la necessità di una visione sistemica sulle tematiche della transizione; una presa di posizione chiara del governo sulle strategie di sviluppo sostenibile, a partire dal nuovo Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Pniec) che va predisposto entro giugno; il rafforzamento del rapporto tra investitori e economia reale; un cambiamento culturale che deve attraversare le organizzazioni nel percorso verso la sostenibilità. “Le imprese e le istituzioni finanziarie che hanno scelto di andare in questa direzione devono essere più aperte, parlare al Paese, per far capire che si possono vincere queste sfide, nella tutela dell’ambiente e nel rispetto dei diritti delle persone”.

 

di Andrea De Tommasi

 

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mercoledì 17 maggio 2023
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